Autore: Mercer Mayer
Illustratore: Mercer Mayer
Editore: Kalandraka
Collana: Albi illustrati
Anno: 2015
Età: da 4 anni
Prezzo:

Una strana creatura nel mio armadio

C’era una strana creatura nel mio armadio. Prima di andare a dormire chiudevo sempre la porta dell’armadio. Avevo paura di voltarmi a guardare.
Nel ripostiglio della camera di quel bambino si nasconde nell’ombra ‘qualcuno’ o ‘qualcosa’: una strana creatura o un brutto sogno? Chiunque ci sia dietro quella porta, ha il potere di spaventarlo a morte. Occhi sgranati, elmetto calato sul naso, fucilino a tappo a portata di mano e un buon cuscino come trincea. Una notte dopo l’altra, il bambino guerriero, come in un rituale propiziatorio, chiude la porta e comincia a tremare. Finché un giorno, o meglio una notte, prende una storica decisione: affrontare in campo aperto e da soldato coraggioso la strana creatura, avvolta nell’ombra. L’ombra però si combatte più che con i fucili, con lame di luce. Così al chiarore della sua abat-jour, la strana creatura si rivela per quello che è, ovvero un mostro chiazzato di verde, con pochi denti in una grande bocca, con molte orecchie tra pochi capelli, ma soprattutto con una fifa blu del fucilino a tappo. Al primo ‘colpo’ scoppia in un pianto dirotto e troppo rumoroso. Al bambino guerriero non resta che prenderlo con sé sotto le coperte per consolarlo e per evitare che i ‘grandi’ entrino a mettere ordine in questa storia a misura di bambino. Resta, però, ancora tutto da provare che in quell’ampio ripostiglio la strana creatura vivesse da sola…

 

Mercer Mayer diventa grande. In verità Mercer Mayer era già molto grande di suo: in qualità di autore di culto di più di 300 libri per bambini…Ciò nonostante piccoli e ‘costretti’ in un formato pocket sono stati i suoi pochi titoli tradotti in Italia. Una strana creatura nel mio armadio circolò in Italia alla fine degli anni Ottanta con il bellissimo titolo Brutti sogni in ripostiglio. Pubblicato nella collanina Un libro in tasca di Edizioni EL, il libro stava davvero in una tasca perché era lungo 18 centimetri. Così come il suo omologo Un coccodrillo sotto il letto di qualche anno posteriore.

A Kalandraka l’onore e il merito di aver ripescato questo titolo dal ripostiglio. E averlo reso grande. Scritto nel 1968 in piena rivoluzione culturale, questo libro fu -inevitabilmente- comparato con Where the wild thing are, di cinque anni precedente. Nonostante all’epoca la critica, capeggiata da James Woods preferisse Sendak, Mayer si conquistò un suo successo di pubblico, costruito sul consenso dei suoi piccoli lettori e sulla convinzione che il suo bambino rassomigliasse al Max di Sendak, così come un bambino rassomiglia ad un altro.

Dal punto di vista del contenuto, dell’ambientazione i due libri sono molto diversi, anche se nel segno, è sotto gli occhi di tutti, molto si somigliano.
Se è vero, e non vedo ragioni per dubitarne, che il bambino di Mercer Mayer è costruito sulle proprie esperienze d’infanzia, mi pare che fucilini, aeroplani, elmetti, soldatini e cannoni siano lo specchio di quello che fu il suo repertorio di giocattoli di bambino, figlio di un militare di carriera. Già sento un’eco di protesta che, mi auguro, saprà storicizzare e vedere oltre, oltre la gittata di quel cannoncino e di quel tappo di fucile. Insomma spero che di questa storia i lettori siano capaci di cogliere quanto di autenticamente infantile ci sia nel sentirsi guerriero, quanto di autenticamente infantile ci sia nel giocare a farsi un nemico, a farsi paura e a saperla affrontare e a saperci dormire assieme. E tutto da soli, lontani dalle mamme e dai papà, e soprattutto dalle loro ideologie.

Recensione a cura del blog LETTURA CANDITA

 

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